mercoledì 16 agosto 2017

Salvador Dalì tra arte e cibo. Parte 2: Les diners de gala.

Come ho affrontato nel precedente articolo dedicato a questo straordinario artista, Salvador Dalì ha da sempre avuto un rapporto molto stretto e particolare con il cibo, fin dalla sua infanzia, un legame saldo e profondo che ha coinvolto non solo la sua vita privata ma anche quella pubblica e il suo modo di fare arte. Del resto confessò che da piccolo avrebbe voluto diventare cuoco; questo desiderio dell'infanzia spiega molto il rapporto con il cibo documentato nel post precedente. Il culmine di questo legame è rappresentato dal suo particolarissimo ricettario "Les diners de gala", opera riccamente illustrata e pubblicata originariamente nel 1973 e contenente incisioni e dipinti erotici dell'artista.



Il ricettario è suddiviso in dodici capitoli ciascuno dei quali copre una specifica classe di piatti resi surrealisti sia sul piano gastronomico che estetico soprattutto il decimo, dedicato ai cibi afrodisiaci.
Già dalle prime ricette si può intuire come il ricettario sia dedicato ai piaceri del gusto e raccolga al proprio interno tutti gli aspetti riguardanti il legame particolare tra arte, artista e cibo.
Una raccolta quindi di idee, anzi, visioni e commistioni visive, sensoriali e gustative racchiuse in un ricettario stampato in soli 400 esemplari.



Dalì descrive ed illustra specialità amate dalla sua compagna e musa Gala: pietanze esotiche a base di rane, lumache ed altri ingredienti afrodisiaci, pensati e preparati in collaborazione con i migliori chef di Parigi. Non solo ricette però, anche rappresentazioni ed opere dell'artista e foto delle serate particolari che amava organizzare con la sua musa e compagna.
Un opera quindi curiosa e molto forte sia per quanto riguarda l'impatto visivo che (dal punto di vista gastronomico) per gli accostamenti proposti. Un mezzo valido per conoscere meglio una delle maggiori personalità artistiche del secolo scorso e il suo profondo legame con il mondo alimentare.


mercoledì 2 agosto 2017

Le dolci tentazioni ... nell'arte!

I dolci sono preparazioni presenti in molte occasioni nel corso della vita, sia per festeggiare ricorrenze religiose o civili che per commemorare i defunti. Sono inseriti anche nella storia e la tradizione della loro preparazione affonda le radici nel tempo.
Già a partire dal mondo antico, nel rituale nuziale di greci e romani, per esempio, gli sposi si scambiavano dolci. Nonostante ciò va precisato che la produzione era fondamentalmente domestica, sebbene alcuni panettieri li producessero all'interno delle loro attività.

(Jan Steen, La festa di San Nicola, 1665-1668, Amsterdam,
Rijksmuseum)

Fu solo all'inizio del Medioevo che la loro produzione si spostò, divenendo una delle attività dei monasteri, in particolar modo negli ordini femminili.
Dal XIV al XVI secolo , attraverso l'evoluzione delle tecniche di produzione dei dolci e l'aggiunta di nuovi ingredienti, nacquero e si consolidarono soprattutto in ambito italiano le differenze dolciarie di matrice regionale o comunque territoriale; i savoiardi e la crostata appartengono proprio a questo periodo. Durante il Rinascimento il dolce diventò uno status symbol, prelibatezza gastronomica destinata quasi esclusivamente ai palati che se lo potevano permettere considerando soprattutto il costo di materie prime come lo zucchero.
Questo aspetto culturale e sociale rimase consolidato anche nei secoli successivi, i dolci nella vita dei nobili erano presenti a partire dalla colazione fino agli ultimi momenti della giornata.
Furono uno dei punti importanti non solo per la gastronomia ma anche, in generale, per la cultura del territorio; questo aspetto durò secoli. Nel XVIII secolo Vincenzo Corrado, cuoco filosofo e letterato italiano, dedicò la sua opera "Il credenziere di buon gusto" proprio ai dolci; del resto il Settecento fu un secolo importante per la pasticceria, soprattutto quella francese che si arricchì di numerose preparazioni e materie prime nuove o fino ad allora poco utilizzate.
L'Ottocento fu segnato soprattutto dallo sviluppo dell'industria, in un secondo momento anche quella alimentare e, al tempo stesso, alla predilezione della sempre più diffusa pasticceria professionale su quella casalinga.
Nell'arte, come del resto è stato visto per numerosi altri prodotti o generi alimentari, i dolci sono presenti sotto più significati, religiosi e laici.

(Christian Berentz, Cristalli e piatto di biscotti, fine
del XVII secolo, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica)

La prima opera proposta qua sopra presenta una scena di un ambiente aristocratico. I biscotti savoiardi nacquero nella Savoia attorno al XV secolo e furono una prelibatezza gastronomica che non tutti potevano permettersi. Il piatto d'argento su cui posano i dolci ne enfatizza la prelibatezza; infine la bottiglia di cristallo contenente il vino dolce ne testimonia l'abbinamento e conferma nella sua raffinatezza i ceti a cui il tutto era riferito.
Nell'opera presente qua sotto il vino è un chiaro riferimento all'eucarestia; i cialdonari, ovvero gli artigiani che preparavano le cialde, erano particolarmente in voga nel XV secolo. In questo caso il dolce sfizioso presente fa da completamento al significato del vino, ovvero le ostie utilizzate per l'eucarestia.

(Lubin Baugin, Un dessert di cialde, 1653-1640 circa, Parigi, Louvre)

In ultimo ho scelto questo magnifico quadro presente qua sotto che è molto particolare, soprattutto se si parla di arte e cibo. Nelle raffigurazioni dell' Ultima Cena infatti solitamente non sono presenti dolci, in questo caso Tintoretto pone al centro dell'opera una torta, aspetto insolito, simbolo che rimanda con tutta probabilità all'idea della dolcezza del corpo di Cristo fattosi eucarestia.
Simbologie curiose ed importanti insomma, che testimoniano un rapporto unico e particolarissimo!.


(Tintoretto, Ultima Cena, 1592-1594, Venezia, San Giorgio Maggiore)