venerdì 28 luglio 2017

Il pepe tra storia, curiosità ed arte.

Dalle Cronache dell'esploratore cinese Tang Meng, il pepe era conosciuto in Cina già nel II secolo a.C. , anche se altri documenti ne proverebbero la presenza già prima. Marco Polo nei suoi scritti conferma l'utilizzo di questa spezia nella cucina cinese.
In Africa ed Europa arrivò quasi sicuramente attraverso le carovane; il suo consumo nell'antico Egitto è confermato dalla presenza nelle tombe dei faraoni. Nell'antica Roma il pepe (ma del resto le spezie in generale) erano utilizzate in cucina ma anche in altri ambiti, per esempio in cosmesi; il suo consumo era così fiorente che a partire dall'imperatore Marco Aurelio vennero imposte ad Alessandria d'Egitto delle tasse alle navi che lo trasportavano.
Il mistero legato alla sua raccolta e, più in generale, a quella di tutte le spezie, era tale che per moltissimo tempo e già a partire dall'antichità, erano presenti bizzarre teorie sui luoghi della loro crescita, sulle genti che vi abitavano, sulle modalità di raccolta ed anche sulle mille peripezie necessarie per ottenerle (e che giustificavano in parte i prezzi di vendita).

(La raccolta del pepe, edizione francese de "Il Milione", data incerta)

In diverse culture del Mediterraneo come quella greca e romana il pepe era utilizzato prevalentemente in medicina; una delle più importanti proprietà che si pensava possedesse era quella di stimolare l'appetito.
I Romani utilizzavano però la varietà a grani lunghi; quello a grani tondi comparì sul mercato solo attorno al XII secolo andando a sostituire il primo, nonostante si conoscessero tutte e due le tipologie.
Ovviamente per molti secoli fu appannaggio esclusivo dei ceti abbienti a causa dell'elevato prezzo di vendita; proprio per questo motivo era soggetto a contraffazioni e truffe: spesso bacche di ginepro o di altre piante che assomigliavano alla spezia venivano spacciate per pepe oppure venivano mescolate palline di piombo per aumentarne il peso e quindi i profitti.
Il nostro protagonista era utilizzato però anche come forma di pagamento, per il riscatto dall'assedio della città di Roma il re dei Visigoti si fece consegnare tra i beni più preziosi anche un'enorme quantità di pepe. E' interessante anche ricordare che per molto tempo fu versato come tributo ai feudatari come parte della dote delle spose di prestigio o dei lasciti testamentari.
La situazione cambiò considerevolmente con la scoperta dell'America e l'apertura di nuove rotte commerciali e quindi con una maggiore disponibilità di spezie (e di pepe) sul mercato. Tutto ciò ne determinò infatti un forte deprezzamento che ebbe importanti ripercussioni sul loro utilizzo, cessarono infatti gradualmente di essere simbolo di nobiltà e prestigio, divenendo disponibili anche agli altri ceti.
Furono molte poi nel corso dei secoli le proprietà curative associate all'utilizzo di questa spezia. In Cina per migliaia di anni fu impiegato per curare i disturbi della digestione ma anche malaria e colera. Anche in antichissimi testi come l'Ayurveda si trovano numerose indicazioni terapeutiche che questa spezia poteva offrire; ovviamente non potevano mancare le comprovate doti afrodisiache, tanto cercate e desiderate da uomini di diverse epoche.
Infine desidero concludere con le simbologie di cui è stato investito nel Cristianesimo, secondo Filippo Picinelli rappresentava il risentimento perché durante la polverizzazione irrita chi lo lavora. Era simbolo anche della virtù perseguitata perché veniva frantumato nel mortaio e, per lo stesso motivo, l'animo generoso perché attraverso questo forte trattamento sprigiona tutte le sue qualità.
Simbologie, riti, usanze frutto di superstizioni, pratiche sociali o religiose si sono intrecciate nel corso dei secoli attorno a questa spezia, consegnandoci oggi un prodotto che profuma anche di storia e tradizioni.

mercoledì 12 luglio 2017

Cultura e storia nell'evoluzione del concetto di dieta.

Oggi con il termine "dieta" intendiamo diverse cose, anzitutto un regime alimentare dimagrante, infatti diciamo sempre "mi metto a dieta"; oppure anche regimi particolari "dieta depurativa, mangia grasso, estiva, ...". In realtà con questo termine si intende l'insieme dei cibi che si assumono in un determinato periodo di tempo. Questo fraintendimento culturale diffuso non coinvolge, purtroppo, tutti noi ma anche i siti che normalmente consultiamo su internet e, troppo spesso, i giornali.
Ritornando al concetto di dieta che ho appena esposto, una volta compreso apre la strada anche ad una riflessione di carattere storico e culturale sulla mutazione dei suoi significati nel corso del tempo. Anzi, credo fermamente che la sua comprensione sia utile per capire meglio molti aspetti della storia degli alimenti.
Nonostante nell'ultimo mezzo secolo siano nate e fiorite numerosissime tipologie di diete di ogni tipo e per ogni esigenza, credo che la più conosciuta in tutto il Mondo sia quella portata alla luce il secolo scorso da uno scienziato americano, Ancel Keys, ovvero la ormai conosciutissima dieta mediterranea, quel sistema alimentare e di vita comune a tutti i territori che si affacciano al Mediterraneo (ovviamente con caratteristiche diverse a seconda della zona) e che ha effetti notevoli sulla salute e sull'aspettativa di vita.
Ma ritornando al tema descritto attraverso il titolo è doveroso ricordare che, nonostante le innumerevoli varianti che oggi ruotano attorno al concetto, i fattori culturali e sociali giocano un ruolo importante nell'atto di scegliere.

(David Teniers il Vecchio, La ricca cucina, 1644, L'Aia, Mauritshuis)
Gli aspetti legati ai valori sociali, culturali, elitari ed al modo di alimentarsi erano di fondamentale importanza per sancire differenze o stabilire appartenenze sociali o a gruppi specifici della società. Il modo di alimentarsi è da sempre stato, come del resto l'ho già ripetuto più volte in numerosi post, un mezzo di distinzione sociale: la dieta del nobile, grassa ed abbondante, si traduceva anche e soprattutto nella "morbidezza" della carni per le donne e nella pancia per gli uomini, un chiaro ed inequivocabile simbolo di possibilità economiche ed opulenza. Molti artisti nelle loro opere hanno documentato questa caratteristica, tra di essi Rubens è forse l'esempio più significativo.
Dal lato opposto vi erano i ceti bassi solitamente rappresentati come magri o consumati; uomini e donne che potevano permettersi solo di sognare il cibo. La fame perenne che ha caratterizzato generazioni di nostri antenati, fino al secolo scorso purtroppo, si è tradotta nel corso del tempo in numerosissime opere pittoriche e letterarie da Nord a Sud il cui culmine è dato rispettivamente dalle rappresentazioni del "Paese di Cuccagna" in cui tutto è commestibile e i cui fiumi sono costituiti da vino e, in ambito letterario-teatrale dalla presenza di Pulcinella, maschera che più di altre incarna la fame atavica mai saziata dei poveri.

(Bulino colorato a pennello, Bassano del Grappa, Museo Remondini, XVIII secolo)

Ma nel corso dei secoli il termine "dieta" è stato associato anche a ristrettezza alimentare, non solo per i poveri ma per diversi ambiti della società: la Quaresima prima di tutto e i vari tempi penitenziali sparsi nel corso dell'anno sono i primi esempi che mi vengono alla mente di parsimonia nel consumo di alimenti; un secondo elemento significativo è la dieta che veniva consumata (soprattutto inizialmente) da monaci e monache, con particolare attenzione a non eccedere nel consumo di cibi ed a evitarne alcune categorie per consentir loro di avere una vita sobria e lontana dalle tentazioni carnali e potersi concentrare quindi sulla meditazione e sulla preghiera. Come non ricordare anche la dieta dei letterati che per motivi simili (ovvero evitare l'intorpidimento dei sensi e dell'intelletto) consumavano poco cibo; da ultimo non bisogna dimenticarsi quella sobria e leggera che veniva consigliata ai malati per guarire e rimettersi in forze.
La dieta, soprattutto in passato, era strettamente connessa al territorio e al clima presenti, questi due fattori, in misura diversa a secondo dei ceti, agivano sulla loro dieta e sul consumo di derrate alimentari.
Concludo con un'ultimo aspetto: dieta e la rivoluzione sociale, ovvero il cambiamento della società con le sue regole; da sempre, se ci pensiamo bene, il cibo è stato utilizzato come mezzo per combattere diritti o far imporre le proprie ragioni (giuste o sbagliate che siano), un aspetto legato a questo ragionamento e che può essere un valido esempio è la Cucina Futurista pensata da Marinetti e i cui obbiettivi erano sovvertire gli schemi culturali e alimentari dell'epoca.
Società, cultura e storia che nel corso del tempo si sono intrecciati ad un termine che ora è utilizzato con accezioni diverse ma ha parzialmente conservato i significati del passato.

(Antonio abate e Paolo eremita si dividono il pane, XVIII secolo, Musée du
Louvre, Parigi)