lunedì 26 giugno 2017

Lo yogurt: all'origine dell'alimentazione.

Vi è un saldo legame tra peregrinazioni umane, scoperte fortuite e, inevitabilmente, essere umano. Molti cibi, metodi di conservazione o consumo delle derrate alimentari sono il risultato da un lato dell'adattamento dell'uomo all'ambiente circostante e dall'altro dell'osservazione di situazioni che definirei casuali ma che hanno avuto un effetto importante sulle materie prime procacciate dall'uomo: quello di renderle maggiormente conservabili e, quasi inevitabilmente, mutare il loro aspetto e gusto originari per dar luogo a prodotti nuovi, fino ad allora non conosciuti.
Indubbiamente lo yogurt appartiene a questa categoria alimentare e culturale; i prodotti cagliati e acidi infatti provengono con tutta probabilità dal Paleolitico, quando l'uomo attraverso l'esperienza poté constatare che il latte che subiva alterazioni era (non sempre chiaramente) per certi versi buono.

(La mungitura, Theatrum Sanitatis, XIV secolo)

Una scoperta che come ho appena esposto è stata quasi sicuramente di tipo casuale: il latte lasciato nella pelle dello stomaco di un animale, utilizzata solitamente come contenitore (in alcune realtà nomadi ancora oggi), venendo a contatto con i residui acidi di tipo batterico e grazie anche alle temperature, determinarono la trasformazione del latte in yogurt. E' chiaro che in questo complesso sistema culturale il controllo dei fenomeni alterativi che determinavano la trasformazione della materia prima originaria in un prodotto differente avvenne col tempo e dopo innumerevoli tentativi, quando in sostanza si poté acquisire una vera e propria tecnica di trasformazione della materia prima.
Tra l'altro alcune leggende di differenti origini documentarono questo aspetto; una delle più conosciute e correlate alla produzione di yogurt è di origine turca.
Dal 2000 a. C. furono probabilmente le tribù nomadi a diffondere lo yogurt dall'Asia. Anche il nome è significativo, deriverebbe infatti da un termine turco il cui significato è "mescolare". Attraverso i Fenici poi il nostro protagonista si diffuse successivamente in tutto l'Occidente, andando a conquistare le maggiori culture del Mediterraneo.
Viene tra l'altro citato nella Bibbia nell'episodio contenuto nella Genesi in cui Abramo, venuto a conoscenza che sua moglie Sara era incinta, porse davanti ai tre angeli apparsi per dargli la notizia il chemah, ovvero latte acido.
Parlando di yogurt non si può non menzionare la sua presenza in molte cucine del passato e del presente, prime fra tutte quella araba e quella indiana. Non solo, nel Nord Europa ed in alcune zone d'Italia come la Sardegna sono presenti diverse tipologie di latte fermentato, tutte con caratteristiche diverse ma dalla chiara origine culturale comune.
Abbastanza note furono anche le sue proprietà terapeutiche, soprattutto per l'insonnia e la tubercolosi; inoltre Galeno, medico greco antico, gli attribuiva proprietà curative contro le malattie del fegato e dello stomaco.
Nella storia recente il medico Ilja Metchnikoff (tra l'altro premio Nobel per la Medicina ad inizio del Novecento) scoprì, dopo numerose ricerche, che il segreto della longevità di molti individui che abitavano in alcune zone della Bulgaria fosse proprio un'alimentazione frugale a base soprattutto di latte acido; scoprì l'importanza dell'assunzione del nostro protagonista per favorire le funzioni intestinali e la flora batterica normalmente presente nell'intestino.
La prima industria sorta per la produzione di yogurt fu a Barcellona nel 1919, a cui seguirono altre in diversi Paesi che si rivelarono, tra l'altro, redditizie.
Col passare del tempo le tecniche di produzione da un lato e gli studi scientifici dall'altro sugli effetti dell'assunzione di yogurt aumentarono considerevolmente, favorendo anche tipologie di prodotti differenti per funzioni, contenuto in grassi, quantità e tipologia di frutta presente o altri alimenti, insomma, una carrellata di alternative che oggi possiamo gustare ma che sono il frutto dell'incontro tra casualità ed intuizione umana.

mercoledì 21 giugno 2017

Frutta, verdura ed integrazione sociale. Associazione possibile?

Come ho avuto modo di esporre attraverso articoli che ho già pubblicato sul mio blog, frutta e verdura sono presenti nei consumi alimentari di tutti i popoli da sempre, naturalmente con sostanziali modifiche nel corso del tempo nel modo di proporli sulla tavola e nei significati sociali ad essi associati; infatti, come del resto ho avuto modo di esporre per tante altre categorie alimentari, sono portatori di significati culturali  sociali.
Frutta e verdura sono presenti nelle diete dei diversi livelli sociali ma, al tempo stesso, come elemento per dividerli e sancire le differenze. Il consumo della frutta da sola e senza gli opportuni abbinamenti con altri alimenti fu per secoli assolutamente sconveniente sia per la medicina che per le regole della società. La frutta infatti era (generalmente) troppo umida per essere consumata così com'era senza abbinarla a cibi secchi (per esempio il formaggio con le pere), al tempo stesso consumare esclusivamente verdura era prerogativa dei ceti bassi non di certo dei nobili. Nonostante queste rigide regole presenti anche sulla tavola per sancire le differenze sociali, occorre affermare che le nostre protagoniste apparivano sulla mensa di tutti i ceti, chiaramente le tipologie variavano anche a seconda delle possibilità e ovviamente per i ceti elevati erano abbinate ad ingredienti pregiati oppure facevano da contorno a preparazioni più elaborate.

(Luis de Mena, Escenas de Mestizaje)

Proprio per la loro presenza effettiva in tutti i ceti sociali, quasi paradossalmente, sebbene con le dovute distinzioni esse furono simbolo di integrazione e coesione.
I prodotti provenienti dall'America, soprattutto in un primo momento, faticarono ad entrare nella società e nei consumi. Allo stesso modo le nuove etnie ed i problemi associati alla possibile loro mescolanza con gli europei crearono sconcerto e disapprovazione diffusi in Europa. Si ritenevano impossibili matrimoni o mescolanze di etnie diverse e, allo stesso modo, venivano guardati con forte sospetto i prodotti provenienti dall'America.

(Miguel Cabrera, De espanol y mestiza, castiza)

Proprio per queste ragioni si diffuse una tipologia di dipinti molto particolare raffigurante le possibili mescolanze tra le varie etnie e, contemporaneamente l'integrazione tra frutta o verdura nuovi e già conosciuti. Ho voluto riportare in questo articolo alcuni esempi che sono significativi per questo discorso. Come si può ben vedere la rappresentazione del mondo vegetale si carica di significati sociali e culturali, presentando le novità botaniche associate a quelle di tipo etnico ed ai pericolosi matrimoni misti che erano proibiti non solo dalla società ma spesso anche dalla religione.
Tali opere sono, per certi versi, esempi di come l'integrazione possa essere presente non solo a tavola ma anche nella società, perfino in un sistema culturale e rigido come quello europeo del Seicento, in particolare quello spagnolo e, di riflesso, sulla cultura del Nuovo Mondo.

(José de Ibarra, De espanol e india, mestizo)
Queste due categorie alimentari fungono quindi da metafora forte e concreta allo stesso tempo, quella riguardo la possibilità di unione e convivenza di elementi apparentemente differenti, un esempio di integrazione insomma, un'interpretazione nuova ed insolita rispetto alle teorie esistenti all'epoca, un modo di pensare e dipingere che forse può insegnare tanto anche oggi.
Desidero precisare infine che, come si può notare la frutta appare nelle rappresentazioni pittoriche coi i propri nomi, una volontà di far conoscere ed illustrare i nuovi prodotti.
Uno dei tanti esempi di integrazione culturale, sociale e soprattutto umana, nonostante le apparenti divisioni  regole che, come si è visto anche attraverso altri approfondimenti, hanno poche radici.

(José de Ibarra, De espanol y morisca, albino)

sabato 10 giugno 2017

Una bevanda per meditare: storia e cultura attorno al tè.

Nel corso del tempo sono sorte numerose leggende per descrivere la scoperta e l'utilizzo delle foglie del tè. Certo è che nei secoli si diffuse molto in numerose parti d'Oriente, due esempi su tutti sono la Corea attorno al  VII secolo ed il Giappone nel 729 d. C. grazie al monaco buddista Yeisei di ritorno dalla Cina. Il suo consumo presso i ceti elevati e soprattutto nei monasteri rese la preparazione di questa bevanda non solo un atto pratico ma soprattutto un rito.
Sebbene oggi quando si parla di tè si pensi alla Cina occorre ricordare che qui divenne popolare relativamente tardi, ovvero verso il VI secolo; fino ad allora fu comune solo la pratica di masticarne le foglie.

(I preparativi del tè, stampa antica)

Dopo l'avvento della dinastia Ming (1368 - 1644) il tè venne dichiarato monopolio di Stato e divenne una moneta di scambio. Da ricordare che Cina e Giappone non furono gli unici poli culturali e di consumo di questa bevanda, anche in India vi è una grande tradizione del tè.
Il nostro protagonista entrò nelle abitudini europee solo attorno al XVII secolo.
Nella seconda metà del Seicento la Russia firmò un patto con la Cina per il trasporto e il passaggio del tè attraverso la Mongolia e la Siberia; da allora la Russia ne divenne uno dei maggiori Paesi consumatori.
In Francia il tè venne importato attorno al 1643. Tra l'altro è utile ricordare che per diverso tempo venne considerato una bevanda per ricchi ed intellettuali e quindi una merce costosa; nonostante ciò la moda attorno al suo consumo si estese anche agli altri Paesi.
L'Inghilterra è legata da sempre, anche nello stereotipo comune, a questa bevanda, già nel 1657 venne aperta a Londra la prima Tea House, il successo fu da subito tanto grande che nel Settecento si serviva più tè che caffè. Come conseguenza a ciò vennero varate forti tasse sulle sue importazioni che incentivarono la nascita e sviluppo di numerose attività di contraffazione che iniziarono ad essere combattute solo alla fine del XIX secolo.
Nel Nuovo Mondo la tradizione del tè ebbe inizio nel 1664 con l'acquisto da parte degli inglesi di New Amsterdam (che divenne poi New York), legate alla storia di questi luoghi sono inoltre le famose guerre che si scatenarono tra coloni ed inglesi che portarono poi i primi a dichiarare l'indipendenza dai secondi.
Attorno al 1834 l'Inghilterra iniziò a creare coltivazioni su ampia scala nelle Indie, qui lo sviluppo dei mezzi di trasporto a partire dalla seconda metà del XIX secolo determinò una riduzione generale dei costi legati alla sua commercializzazione.
Bisogna ricordare che, come successe per altre materie prime, anche il tè inizialmente venne accolto con sospetto; solo successivamente con il suo consolidamento nel tessuto sociale, culturale ed economico la situazione si modificò considerevolmente. Furono numerose poi le indicazioni terapeutiche per le quali veniva consigliato: da buon corroborante ad un aiuto per l'eros, senza parlare degli aspetti culturali ad esso associati: esotismo, incontro con culture considerate affascinanti, raffinatezza e prestigio.
Oggi questa bevanda sta riscontrando (nuovamente) sempre più successo e attenzione, ai quali si aggiunge un occhio di riguardo alla sua origine, al processo di trasformazione della materia prima e alle corrette modalità di preparazione e servizio.
Nell'arte i simboli e significati che il tè ha assunto nel corso dei secoli sono molteplici come si può osservare dai due esempi che ho voluto inserire qua sotto.

(Pietro Longhi, La visita al Lord, 1746, New York, Metropolitan
Museum)

(Johann Zoffany, Lord John Willoughby de Broke e la sua famiglia nella sala
della colazione a Compton Verney, 1766, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum)
Nel primo quadro la teiera in argento mostra, senza ombra di dubbio, quale sia la bevanda protagonista, inoltre la presenza del coltello da burro e del burro fa capire quali fossero le abitudini alimentari della colazione che veniva consumata tra l'altro in camera da letto come indica il modo in cui il nobiluomo è vestito. La seconda opera propone una scena di vita di una famiglia di ceto elevato e tipicamente inglese, il servizio da tè in porcellana finemente decorato e la biscottiera non lasciano dubbi anche in questo caso su quale sia la bevanda protagonista. Inoltre, re del piccolo tavolo e, in un certo senso, della scena, il magnifico samovar in argento è un classico esempio dell'importanza del tè; vi era conservata e mantenuta infatti l'acqua calda che serviva a rabboccare la teiera vuota.
Due scorci di un'epoca insomma che fanno capire bene l'importanza che ha avuto il nostro protagonista nella cultura e nei consumi passati.