giovedì 6 marzo 2014

Carciofo: l'animo tenero in una forte corazza.

L'origine e l'impiego del carciofo sono assai antichi. Questo vegetale è originario del Medio Oriente ed ebbe un ruolo importante nella medicina (ma anche in ambito culinario) di Greci ed Egizi.

(arte egizia, Tebe, tomba del XIV secolo a. C.,
British Museum, Londra)

Secondo il poeta latino Quinto Orazio Flacco, il paese di origine era la Grecia e più precisamente l'isola di Zimari. La sua nascita è descritta molto bene in un mito: vi era una ragazza di nome Cynara di rara bellezza, quando Zeus la vide non ritenne possibile potesse essere una semplice mortale, decise così di farne una dea per averla a proprio fianco sull'Olimpo. La bella ragazza accolse con gioia l'iniziativa del padre degli dei. Ben presto però, sentì nostalgia della madre e decise così, di nascosto, di andare a trovarla. Zeus per quel comportamento poco consono ad un essere divino, la fece ritornare sulla terra ma sottoforma di carciofo.
Proseguendo la storia del nostro protagonista, già nel IV secolo a.C.era coltivato dalle popolazioni arabe che lo chiamavano "karshuc" (o kharhaf) da cui derivò il nome attuale.
Contemporaneamente a ciò Teofrasto, filosofo e botanico greco antico nonchè discepolo di Aristotele, in diversi scritti parla di alcune specie vegetali che, dalle descrizioni morfologiche e dalle proprietà nutritive e medicinali sarebbero assimilabili ai carciofi. Anche Columella e Apicio parlano degli usi che si possono fare con cynara (confermando in questo modo, attraverso il nome, la derivazione dal mito).
Nel I secolo d.C. Dioscoride, medico della Cilicia che viaggiava al seguito dell'esercito di Nerone, raccolse molte notizie su questo ortaggio e sui suoi mille impieghi in cucina e come medicinale che riportò nella sua opera, poi tradotta in latino, "De materia medica".
Altri autori classici documentarono che, tra le virtù mediche attribuibili a questo vegetale, la principale era considerata quella di favorire la procreazione.         
In Italia la regione da cui parte l'avventura di questo ortaggio è la Sicilia, giunto dai paesi del Nordafrica si insiediò nel tessuto sociale e sopratutto culturale siciliano, grazie alla dominazione araba.
La sua vera diffusione però avviene nel Quattrocento.
Pietro Andrea Mattioli (Siena, 12 marzo 1501-Trento 1578), umanista e medico italiano, nella sua opera "Dioscoride" afferma che ci sono varie specie di "cardi domestici" (intendendo carciofi) che hanno caratteristiche diverse.
Il nostro vegetale inoltre, fa parte di quegli alimenti che uniscono i ceti bassi e quelli elevati. Esso era infatti consumato dagli uni e dagli altri (ovviamente in abbinamenti e modalità assai diversi). A tal proposito Vincenzo Cervio, trinciante di Casa Farnese dedica ben un capitolo del suo "Il trinciante" per spiegare come questo ortaggio debba essere tagliato. La presenza del carciofo fu costante nonostante l'aperta contrarietà di alcuni intellettuali molto conosciuti; Ludovico Ariosto ne è un esempio.

(Giuseppe Arcimboldo, Ortolano, 1590)

Va inoltre ricordato che in Italia, questo ortaggio era molto consumato dalle comunità ebraiche tanto da esserne, in alcuni territori, uno dei simboli distintivi di questa cultura millenaria. In tal senso, in territorio romano, le ricette presenti a base di carciofo deriverebbero, senza ombra di dubbio, dalle contaminazioni culturali del ghetto ebraico.  
Esso però non era presente solo in Italia, ma anche in altri paesi europei. La Francia è un esempio di quanto affermato: esso viene esportato ad opera degli orticultori italiani sotto la protezione di Caterina de Medici ed ha ben presto una rapida diffusione. La sovrana ne era particolarmente vorace, come documenta Pierre de l'Estoile il 19 giugno 1576 al pranzo di nozze del marchese di Lomérie con mademoiselle de Martigies: "La Regina madre mangiò così tanto da sentirsi male come non le era mai accaduto prima. Si disse che ciò fu dovuto all'aver mangiato troppi cuori di carciofo (...) di cui era molto ghiotta".
Verso la fine del Cinquecento e durante tutto il Seicento vi si attribuivano forti virtù afrodisiache: Bartolomeo Boldo nel suo "Libro della Natura" scrive: "Il carciofo ha la virtù di provocare Venere sia nella donna che nell'uomo: la donna la rende più desiderabile, mentre dà una mano all'uomo un pò pigro in queste cose (...)".
Diversi autori della stessa epoca consigliano il suo consumo sia cotto che crudo.
Dal punto di vista religioso la nostra specie vegetale è assente nell'esegesi biblica ma è molto presente nei trattati botanici che lo descrivono come un curioso capriccio della natura.
In ambito artistico il carciofo è poco rappresentato, ed è presente solo nelle rappresentazioni degli "Arcimboldi".
Il quadro posto qua sotto rappresenta una vera e propria eccezione: intitolato "Il Gusto" di autore anonimo, 1635 circa, Tours, Musée des Beaux-Arts. 




Al centro dell'opera troneggia il carciofo su uno scaldavivande molto raffinato che sottolinea l'eleganza dell'ambiente e dei due partecipanti alla cena. Il carciofo che, come è già stato detto, era una verdura considerata afrodisiaca, afferrato dalla donna sottolinea l'atmosfera sensuale dell'incontro a due. L'uso del tovagliolo che l'etichetta vuole posto sulle ginocchia, è reso necessario dall'abitudine di mangiare con le mani. Infine il cane che è rappresentato mentre si nutre degli avanzi in un apposito piatto conferisce all'intera immagine un tono più sofisticato dimostrando così come a partire dal Seicento buttare gli avanzi sul pavimento fosse un gesto contrario all'etichetta.
Il consumo dei carciofi continuò anche nei secoli successivi e sbarcò anche in America. Proprio qui, più precisamente in Pennsylvania, nel 1690 un vescovo mennonita e un editore fondarono a Germantown una fabbrica di carta cercando di utilizzare per la sua produzione le fibre della pianta di carciofo assieme ad altri ingredienti, tutti i tentativi purtroppo fallirono clamorosamente.
In America la coltivazione vera e propria del carciofo cominciò solo nel XIX secolo ma in alcune aree rimase poco conosciuto ancora agli inizi del Novecento. La prova di ciò la troviamo in un serial di cortometraggi dell'epoca (1938 circa) intitolato "simpatiche canaglie" che ancora oggi, a volte, viene trasmesso: in uno degli episodi uno dei piccoli protagonisti che va a chiedere del cibo in una casa, si trova tra le mani un carciofo, sfogliandolo commenta al suo compagno di avventura: "devono essersi dimenticati di metterci dentro la roba".
Lascio la conclusione di questo viaggio a Pablo Neruda che nel 1971 scrisse "oda a la alcachof":

"il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
 ispida edificò una piccola cupola, ...
 lì nell'orto vestito da guerriero
 brunito come una bomba a mano,
 orgoglioso, un bel giorno,
 a ranghi serrati,
 in grandi canestri di vimini,
 marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
 la milizia.
 (...)
 lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
 con un cavolo e una bottiglia di aceto finchè,
 entrando in cucina,
 lo tuffa nella pentola
 (...)
 squama dopo squama spogliamo la delizia
 e mangiamo la pacifica pasta del suo cuore verde."               

4 commenti:

  1. Ammetto la mia ignoranza: p non conoscevo la storia del carciofo :)
    molto bella la poesia di Neruda

    grazie per questi articoli, colmi di informazioni interessanti!

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  2. bellissimo post,amo sapere cosa mangiamo e da dove provengono le nostre consuete abitudini!!
    io ho imparato ad apprezzare il carciofo da grande, da piccola non potevo neppure vederlo :)

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    1. Ciao e grazie mille!! Capita per molti alimenti che vengano apprezzati solo da adulti.. :-)

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